LA STORIA DEL RIFUGIO DI RUBANO
Negli anni 60' venivano terminati i lavori di costruzione del Rifugio del cane di Rubano (Padova) voluto dalla guardia zoofila Paolo Maschio, con il sostanzioso contributo economico della Contessa De Lazzara e di altri benefattori minori.
Dopo pochi mesi il signore Maschio rassegnava le dimissioni e consegnava il Rifugio alle signore Longo (Presidente), Fava e Leggio (collaboratrici).
Le tre signore (per altro stimabilissime) vittime di un incontrollabile e distorto sentimento animalista portarono il Rifugio allo sfacelo. Lo riempirono con 500 cani dividendo gli spazi già angusti con mezzi di fortuna, tanti poveri animali non trovavano nemmeno lo spazio per girarsi su se stessi (per evitare aggressioni tra di loro). Privarono nel contempo i cani della minima possibilità di adozione (le persone che si presentavano in canile erano ritenute non idonee per avere un cane).
Più avanti, furono costrette a decimare periodicamente i cani per far spazio a quelli che arrivavano.
Il Rifugio cadde nel più assoluto degrado e soci e benefatori se ne andarono. Non restava che chiudere eliminando gli animali presenti.
Era il
1975, la famiglia Dondi Dall'Orologio decide di visitare il Rifugio il giorno dell'Epifania. Si trova di fronte a centinaia di poveri animali senza riparo, alcuni immersi nell'acqua fino alla pancia, altri legati a pochi cm di catena.
Un tanto insopportabile, montagne di immondizie accatastate. All'interno del Rifugio, nella casetta priva di vetri alle finestre, viveva una famiglia, giudicata dai servizi sociali 'mentalmente fragile' considerato le loro condizioni di vita. Il capo famiglia essendo miseramente retribuito non lavorava più. Si limitava al solo compito di distribuire una brodaglia puzzolente ai cani; il pane secco veniva ammollato il giorno prima in acqua e marciva d'estate.
Da questa visita, i Dondi uscirono sconvolti.
Al ritorno a casa, Laura Dondi Dall'Orologio chiamò la signora Longo per avere delle spiegazioni e si offrì di collaborare nella raccolta di aiuti chiedendo una delega per poter amministrare il proprio ricavato.
Quando venne a Padova il nuovo presidente della
Lega Nazionale per la Difesa del Cane, il comm. Fucile, la signora Dondi Dall'Orologio venne nominata commissaria con pieni poteri. Assieme al fratello, Francesco Dondi Dall'Orologio, si misero al lavoro. Lei procurava gli aiuti mentre lui, con le sue competenze, i materiali per la costruzione.
I PRIMI INTERVENTI:
Una politica di ferro indiscutibile: I cani dovevano diminuire. Non attraverso abbattimenti immotivati ma con un
lento decrescere mensile di 4 presenze ottenuto attraverso una comparazione dei cani entrati in canile con gli usciti. (Ogni mese, le presenze in canile dovevano decrescere di 4. Così se 10 cani andavano in adozione, se ne potevano in seguito accettare solo 6 in entrata).
Furono favorite la adozioni, si inserirono nei negozi le 'cassette' per la raccolta delle offerte, nacque la manifestazione del 'Bastardone', la prima mostra in Italie di cani meticci.
Il marito della signora Dondi Dall'Orologio, Alberto Giamosa, collaborò attivamente interessandosi ai rapporti con le varie Istituzioni come Comuni, Ulss e Regione. Stretto collaboratore del presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, il signor Fucile, risolse gravi problemi sezionali (Verona, Pavia, Torino). Fondò nuove sezioni e da ultimo si attivò perché venisse costruito il nuovo Parco Zoofilo di Rovigo.
Ci volle tempo, ma tutte queste attività, affiancate ad una restituita dignità del Rifugio del Cane di Rubano, diedero fiducia alle persone, fecero tornare i soci e sin dall'inizio giunsero anche i volontari pieni di entusiasmo e disponibili a qualsiasi necessità; alcuni pulivano il canile, altri andavano alla ricerca di aiuti economici, altri ancora aiutavano Francesco Dondi Dall'Orologio nella ricostruzione del Rifugio.
Nel 1999 venne inaugurato il parco zoofilo di
Frapiero e, successivamente nel 2003, il parco zoofilo S.Francesco di
Presina.
LA LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL
CANE:
Divenuta Ente Giuridico nel 1964 (D.P.R. 922), è un’associazione privata, apartitica, senza finalità di lucro, che non riceve finanziamenti dallo Stato e opera su tutto il territorio nazionale, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, grazie al sostegno generoso dei suoi soci e all’impegno di molti volontari.
Dal febbraio 2006, risulta anche iscritta al Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale, ai sensi e per gli effetti della Legge 7 dicembre 2000, n. 383.
Conta attualmente circa 125 sezioni locali e 20 delegazioni: una struttura capillare in continua crescita che, ogni anno, le consente di salvare e accudire circa 20 mila cani e 9 mila gatti e di trovare per almeno 10 mila di questi una sistemazione adeguata e sicura in famiglia.